INAUGURAZIONE: 21 Dicembre 2021 – fino al 13 Marzo 2022
MATERIA NOVA – A cura di Massimo Mininni – GAM Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale
Spazio In Situ Post Ex – Ombrelloni Art Space – SPAZIOMENSA – Off1c1na – Condotto48 – Castro – Paese Fortuna
What’s a museum?
Il luogo in cui viene esposta un’opera ha il potere di legittimarne il valore. Un concetto che, applicato alla lettera, conferisce al contenitore un’aura maggiore di quella che scaturirebbe dal contenuto.Immaginate, solo per un istante, che il contenuto si trasformi in contenitore del contenuto stesso, e, viceversa, che il contenitore diventi soggetto della rappresentazione. Cosa ne risulterebbe? Il contenuto del contenitore o il contenitore del contenuto? Un cortocircuito concettuale, un ripiegamento tra significato e significante in grado di generare una riflessione circolare autonoma; una coppia di specchi che si contemplano a vicenda annullando completamente la percezione dell’originale, in un perpetuo ripetersi di copia/incolla. Forse stiamo divagando, ma forse è anche questo un punto di partenza per interagire con un museo o con una mostra che estrapola degli “spazi” dal loro contesto, riproponendoli in altri “spazi”. È dunque evidente che, per portare avanti quest’azione al limite dell’assurdo, lo spazio interrogato riproduce lo spazio in cui viene ospitato. Perdendosi tra domande fuori luogo anche se site specific, Spazio In Situ invita il pubblico a guardare il museo, o la sua rappresentazione, ponendo l’attenzione sulle sue caratteristiche e sul suo statuto, che orienta e plasma l’atteggiamento dell’individuo fino a renderlo spettatore.
GAM Galleria D’arte Modera di Roma Capitale Via Francesco Crispi, 24, Rome, Italy
Spazio In Situ at TILT Dal 12 al 26 Giugno 2021 > Inaugurazione: Venerdì 11 Giugno alle 18
> aperture Sabato 12 – 9 – 26 Giugno dalle 10 alle 16 su prenotazione info@espace-tilt.ch
TILT ingresso: La rue Neuve tra il civico 1 e 3 Place du Corso 1020 Renens www.espace-tilt.ch
//ENG BELOW
Per la prima volta, Spazio In Situ (Roma) espone all’estero. L’artist-run space romano, fondato nel 2016, ha deciso per l’occasione di mettere in discussione la propria italianità.
Esportando se stessa, la penisola italiana, come ogni paese, esporta anche una serie di immagini, luoghi comuni che compongono un ritratto spesso caricaturale di quella che può essere definita l’identità nazionale. Spesso, questa rappresentazione si riduce all’idea di una semplice cartolina; una sintesi grezza di una forma di orgoglio nazionale, di una messa in scena del patrimonio.
Con autoironia, i membri di Spazio In Situ hanno deciso di intraprendere questo spostamento: rappresentando tratti della loro vita quotidiana, giocano con l’immaginario collettivo in giro per l’Italia, con la banalità del cliché. “Made in Italy” ci porta per le stradine della capitale italiana attraverso gli occhi degli 11 artisti di In Situ, sublimando con sarcasmo il banale e sottolineandone i paradossi.
L’idea dello spostamento li ha spinti a creare opere smontabili. Progetti destinati ad aggirare i problemi burocratici legati al trasporto delle opere d’arte, aggiornando il famoso Articolo 22, o il tipico “arrangiarsi” italiano. Questi frammenti di realtà diventano piccole composizioni che attirano regolarmente l’attenzione dei turisti, aggiungendo un tocco di assurdo a qualsiasi viaggio in Italia. Immagini ridondanti, che le opere esposte invitano lo spettatore a sperimentare, arrivando fino alla periferia romana di Tor Bella Monaca, dove si trova Spazio In Situ.
“Made in Italy”? Beh quasi, la provenienza degli oggetti non è certa, bisogna considerare che il ready made contemporaneo ha i suoi limiti, e bisogna accettare che la tracciabilità degli oggetti esposti ha poca importanza quando si parla di opera d’arte.
ENG
Arrived at the ending of this season that we could define as eventful, Spazio In Situ decides to make the artists from the Italian and roman scene and artists of the international scene, dialogue each other. Through a selection of artworks that focus on travel, the curator P. Ducrist has built an exhibition path to tell his concept of contemporary art aesthetics, where emerge concretely, the wrecks of concepts developed by the romantic movement. Thus, there’s no better place than Rome, the leading city of the Grand Tour, as the destination to receive and catalyze this thought. In this context, the chosen place adds to Voyage/Voyage a primordial interpretation, that obliges the public to think about the contemporary transposition of turism, with its massification and, in the actual circumstances, with its complete nullification.
Travel is the starting point of thought that the curator proposes to the public of the artist-run space of Tor Bella Monaca, to focus on the several problems of contemporary art. From the action of traveling to the one of moving, bringing back the spectator to his everyday life, scattering and redundant fragments of the treated theme, and finding a winking to the classical subject of the history of art. Ultimately, the exhibition doesn’t aim to take a specific and univocal position, contrariwise it tries to open new tracks that are referred to the concept and its shapes, putting on the foreground the complexity of this theme, to show to the roman public a broad and heteroclite vision. When one starts a journey, there is always a departure and an arrival point, but it is in the middle that we write a tale, with the important stops, chance encounters, not to mention the importance of the means of transport. When we decide to leave, consequently we embark on a journey, a story that Voyage/ Voyage decides to tell you.
Following the 2018 exhibition Assurdita’ Contemporanea, the Gallery of Art of Temple University Rome is presenting a new project by Spazio In Situ, an artist run space in the neighborhood of Tor Bella Monaca, which has recently emerged as one of the most interesting art spaces in Rome. In this last year, this co-working studio has grown, with the addition of six new young artists, Sveva Angeletti, Alessandra Cecchini, Francesca Cornacchini, Federica di Pietrantonio, Daniele Sciacca and Guendalina Urbano.The current exhibition All’interno del Barattolo, is the first time that these artists are exhibiting together in a public space.The exhibition underlines the mission of Spazio In Situ to remain in constant dialogue with the work space as a source of artistic experience, a type of generator able to put in dialogue artists of very different mediums and styles (photography, installations, painting), but linked by their reflection on their daily existence, between container and contained, media and message, reality and art, in a relationship that also involves the spectator.
The Gallery Apart è orgogliosa di presentare Chilometro 0, mostra collettiva che propone il lavoro di alcuni degli artisti riuniti sotto il nome Spazio In Situ, sorta di organismo artistico vivente che a Tor Bella Monaca, una tra le più problematiche periferie romane, ha creato una realtà composta da 11 studi d’artista e un artist run space. Una programmazione di giovani artisti internazionali nello spazio espositivo e la condivisione quotidiana della pratica artistica in studio caratterizzano questa esperienza che intriga ed interroga la città. Ed è compito della galleria segnalare questa vitalità consentendo agli artisti di declinare in piena libertà la loro poetica fondata sullo stretto legame tra espressione artistica e condizione esistenziale, nonché sulla messa in discussione dei ruoli dei diversi soggetti in gioco nel campo artistico: dal curatore all’artista, dallo spettatore al gallerista. La mostra è curata da Porter Ducrist, enigmatico e sfuggente curatore embedded, di cui è di seguito riportato il testo di presentazione: “Viviamo in una società basata sull’immagine, dove la rappresentazione è più importante dell’essenza. In questa confusione tra significato e significante è quasi impossibile distinguere il reale dall’illusione. Visto che siamo tutti consapevoli che tutto è finzione, qual è il ruolo dell’arte in questo mondo? Ci possiamo nascondere dietro un moralismo che rende l’arte più un gioco di società che un messaggio ideologico o una ricerca del “giusto”. Cos’è l’arte? Nella banalità di questa domanda si può già intuire una risposta. L’arte è arte, perché indagare? È una certezza che non necessita di essere rimessa in discussione! Uno status quo che conviene a tutti, ma che non porta da nessuna parte, non vede un futuro perché non lo cerca. Forse è ripartendo dalla sua genesi che l’arte può continuare a svilupparsi, e quindi continuare a essere degna d’interesse. Partiamo dall’idea assurda che l’arte tenti di non esserlo più. Che l’oggetto esposto al pubblico venga liberato da qualsiasi pretesa, messaggio o valore aggiunto. “Quello che vedi è quello che è”, la sfida di Frank Stella ripresa da Donald Judd. L’arte che estrae la realtà per rappresentarla al meglio, rimettendosi in gioco tramite la concretezza del banale. Non cercando nient’altro che un punto di inizio per ricostruirsi e ripartire, ma questa volta su basi più sane per cercare almeno di continuare ad andare avanti dopo uno stato di vegetazione minimalista ormai durato troppo tempo. Questo punto di inizio, questo “Chilometro 0” sembrerebbe impossibile perché non si può negare l’importanza della storia dell’arte e non lo si deve fare, ma rappresenta l’unico modo con cui l’artista può continuare a fare quello che ha sempre dovuto fare, interrogare lo spettatore rappresentando il proprio periodo storico. Considerando la società odierna un sistema totalitario dominato dallo spettacolo, diventa difficile per un artista continuare a indentificarsi come creatore d’immagini, la tecnologia avendolo privato del suo monopolio. Se tutto è arte, niente lo è più. Dal niente si può trovare una bella pista di indagine, una fonte d’ispirazione, dal niente si può ripartire ed è dal niente che “Chilometro 0” cerca di interrogare lo spettatore. Quest’ultimo si trova immerso in un contesto in cui il suo ruolo è centrale quanto lo è quello degli altri attori del sistema “Arte”, dal gallerista al curatore, ognuno obbligato a rimettersi in gioco e a rappresentarsi. Ogni opera esposta cerca di dare forma in maniera concreta al compito specifico di ciascuno di questi protagonisti, al punto da collocare l’artista quasi in secondo piano così da mettere piuttosto maggiormente in luce quello che lo circonda. Il reale nell’arte è sicuramente tanto staccato dal reale quanto da tante altre cose, ma non lo rende comunque meno reale di altre realtà. È forse da questa frase senza capo né coda che “Chilometro 0” e gli artisti presentati in mostra cercano di rappresentare la società contemporanea, trasformando la galleria in una finestra aperta sul reale.” The Gallery Apart is proud to present Chilometro 0 (Zero Mile), a group show that brings together the works by the artists known as In Situ, a sort of artistic living organism who in Tor Bella Monaca, one of Rome’s most difficult neighbourhoods, have founded 11 artist’s studios and an artist run space. A programme that features young international artists in the exhibition space and the sharing of the everyday art practice in the studio characterize this experience that intrigues and engages the city. It is the responsibility of the gallery to point out such vitality in order to enable the artist to express in total freedom their poetics predicated on the intimate link between the artistic expression and existential condition, as well as on the calling into question of the roles of the various stakeholders involved in the art world: from the curator to the artist, from the spectator to the gallery owner. The exhibition is curated by Porter Ducrist, enigmatic and elusive embedded curator. Below is his presentation. “We live in an image-based society, where representation is more important than the essence. In such confusion between signifier and signified, discerning between illusion and reality becomes nearly impossible. As we all are aware that everything is fiction, what is the role of art in our world? We can hide ourselves behind the moralism which makes art more like a parlor game than an ideological message or a quest of “the fair”. What is art? In such clichéd question, we can already grasp an answer. Art is art, why investigate? It is a certainty that does not need to be called into question! A status quo which is suitable to everyone but which does not lead anywhere, which does not see any future because it doesn’t look for it. If the art starts again from its genesis, it may continue to develop, and thus still be worthy of interest. Let’s start from the absurd idea that art tries not to be interesting any longer. That the object exposed to the public is freed from any claim, message or added value. “What you see is what you see”, was the challenge launched by Frank Stella and which was taken up also by Donald Judd. The art that educes the reality to represent it as best as possible, starting from scratch through the concreteness of the trivial. Looking for nothing but to start anew, but this time on more solid foundations in order to go on after a too long, minimalist vegetative state. This starting point, this “Chilometro 0” would seem impossible because the importance of the history of art cannot, and should not, be denied, although it represents the only way through which the artist can continue to do what they have always had to do: urging the spectators to reflect by representing their current historical period. As modern society seems a totalitarian system dominated by the spectacular, it is difficult for the artists to identify themselves as creators of images, since technology has deprived them of their monopoly. If everything is art, then nothing is art. A line of inquiry, a source of inspiration can stem from nothing, we can restart from nothing and it is from nothing that “Chilometro 0” attempts to urge the spectators to reflect. They find themselves immersed in a context where their role is as pivotal as that of the other stakeholders in the “Art” system, from the gallery owner to the curator, each of them called upon to take on new challenges and to represent themselves. Each artwork attempts to give shape to the specific task of each of these protagonists, to an extent that the artist is nearly relegated to the background in order to highlight what surrounds them. The real in art is definitely as detached and disconnected from the real as it is from many other things, but it is not less real than other realities. It is maybe from this statement apparently without rhyme or reason that “Chilometro 0” and the artists exhibited in the exhibition seek to represent the modern society, transforming the gallery into a window on reality.”
Christophe Constantin | Marco De Rosa | Chiara Fantaccione | Roberta Folliero | Andrea Frosolini | Francesco Palluzzi | Elisa Selli
Se si provasse a rinchiudere sette artisti in una gabbia come dei ratti di laboratorio, per osservare come reagiscono tra di loro e come le loro produzioni si contaminano, si potrebbero percepire delle preoccupazioni comuni. Un’ideologia trasportata da un gruppo d’individui obbligati a confrontarsi e pensare come collettività. Un linguaggio comune che non sovrasta ogni singola produzione, bensì la rafforza, grazie ad un incrocio omogeneo di segni che si mescolano per scrivere un testo intelligibile, integrato in nel contesto storico e sociale attuale.. Quest’esperimento è stato realizzato a Spazio In Situ, artist-run space nella periferia romana, un’immensa white cube nella quale lavorano un gruppo di artisti che, durante gli ultimi due anni, hanno proposto un ciclo di mostre personali intitolato “Assurdità Contemporanea”. Invitandoli, la Temple University, offre al pubblico una visione d’insieme di questo ciclo. Una mostra nella quale lo spettatore si perde nel pensiero complesso di sette artisti che ritraggono il mondo che li circonda. Le due stanze espositive della Temple University Gallery si trasformano in una bacheca sulla quale ognuno di loro offre al pubblico la sua visione della società odierna. Le opere esposte dialogano come gli artisti fanno durante la loro convivenza, “Assurdità contemporanea” porta lo spettatore nello spirito schizofrenico della società contemporanea, nella quale si è persa il confine tra illusione e reale.
In Situ ha inaugurato i suoi spazi in ottobre del 2016 presentando Cosa Sarebbe se?, mostra collettiva che ha visto protagonisti i sei artisti creatori del progetto. Il collettivo In Situ nasce dall’esigenza di unirsi, senza costituirsi come gruppo nel significato storico-critico del termine, per rispondere alla necessità di far fronte, insieme, alla complessità dell’essere artista nella società contemporanea, e di fare della propria individuale ricerca un vero mestiere. Più che un insieme di studi, InSitu è un laboratorio di idee, un luogo in cui la condivisione e il confronto sono occasioni di crescita personale e collettiva. L’ambiente è aperto, nessuna divisione o barriera separa gli studi di ciascun artista. Le opere, libere di vivere lo spazio, comunicano tra loro, si contaminano, e danno vita a connessioni neuronali tipiche di un complesso ipertesto, serbatoio inesauribile di possibilità. In Situ, un organismo in continua trasformazione ed evoluzione, presenta esposizioni come “Assurdità Contemporanee”, un ciclo di sei mostre monografiche che si sono susseguite negli ultimi due anni, dove sono stati esposti gli inediti lavori di Marco De Rosa, Roberta Folliero, Andrea Frosolini, Christophe Constantin, Francesco Palluzzi ed Elisa Selli, frutto delle loro più recenti ricerche. Lo studio per l’allestimento delle mostre si trasforma in un White Cube, un tempo tempio di quel modernismo che elevava nell’iperuranio ogni opera d’arte che ne varcava la soglia, si tramuta qui in un ecosistema creativo e habitat di ibridazioni, in cui oggetti d’uso comune assurgono a protagonisti di un concept che sottolinea l’ingresso del reale all’interno dello spazio-museo, come necessità gnoseologica.