BROKEN SCREEN

Barbezat Villetard, Rowena Harris, Cédric Raccio, Sarah Ancelle Schönfeld, Marco Strappato, Vincent Tanguy, Maurizio Vicerè, Fabien Zocco
curated by Porter Ducrist


11.06.22 - 8.10.22

curated by Porter Ducrist

Barbezat Villetard
Rowena Harris
Cédric Raccio
Sarah Ancelle Schönfeld
Marco Strappato
Vincent Tanguy
Maurizio Vicerè
Fabien Zocco

Inaugurazione:
Sabato 11 giugno
Ore 19.00

Dal 11 giugno al 8 ottobre 2022
Via San Biagio Platani 7 // 00133 Roma

con il supporto:

Ambasciata svizzera in Italia – Institut Français in Italia Prohelvetia – Istituto Svizzero – Canton du Valais – Nuovi Mecenati – InsideArt – Teknexpress

Il digitale ha messo le radici in tutti i settori della società odierna. Le sue perpetue interazioni con il mondo reale, hanno portato l’essere umano a modificare radicalmente il suo modo di vivere, distruggendo o lasciando implodere il concetto stesso di spazio. Il tempo è stato condensato in un unico instante “Adesso”.

Questi due fattori, il tempo e lo spazio, piegandosi su loro stessi, sono diventati uno schermo, una superficie all’interno della quale immergersi ed aprire una quantità di finestre verso un futuro
presunto.

L’appiattimento di questi due fattori, il tempo e lo spazio, è come uno schermo, una superficie nella quale immergersi ed aprire una quantità di finestre verso un futuro presunto.

“Broken Screen” plasma lo spazio espositivo, lo trasforma in un immenso desktop, all’interno del quale lo spettatore si trova a navigare; un allestimento sospeso in una temporalità parallela, un’estensione della realtà che lascia intravedere molteplici interazioni. La mostra ridefinisce il dispositivo espositivo, concentrandosi sul ruolo del fruitore non come attore, né come soggetto ma come segno. Perdendo l’aspetto corporeo, lo spettatore diventa significante in quanto simbolo che viaggia tra le opere, saltando da un’icona ad un’altra. Immerso in un oceano di segni, il corpo perde l’integralità del suo significato, trasformando i suoi spostamenti in intervalli, in alternanze tra simboli ed immagini. Oltrepassando la soglia, si entra a far parte della struttura della mostra che si presenta volutamente caotica, invitandoci a intraprendere un percorso aleatorio. I movimenti del pubblico nell’ambiente sono arbitrari, ogni sosta apre una nuova finestra nella quale agire, e così via in una matrioska perpetua che crea un susseguire di collegamenti dai quali diventa difficile tirare le fila di un discorso logico. Più si entra a far parte del dispositivo mostra, più le interazioni con il reale diventano complesse, come se si fosse passati attraverso lo specchio. Questo superamento della realtà, ci obbliga a ridefinire lo statuto dell’arte e ad inventare nuovi metodi di fruizione, con lo scopo d’interrogare il ruolo dell’individuo in una società sempre più spettacolare. In quanto simulacro, l’arte si è spinta ad essere sempre più immersiva, amplificando le interazioni con il pubblico, seguendo l’andamento della società nell’epoca della sua digitalizzazione. Ma se il digitale è virtuale e l’arte è illusione, rappresentando una società virtuale, l’arte si distacca completamente del suo ruolo centrale. Trattandosi della raffigurazione di una finzione, il dispositivo mostra messo in scena concede allo spettatore un ruolo sia di osservatore che di attore a l’interno dell’allestimento.
Questa doppia valenza, ci costringe a riconsiderare la sua presenza corporea e a determinarla come segno;
un’immagine di sé stesso che si interfaccia di pari passo con le opere esposte.

share on